lunedì 3 febbraio 2014
lunedì 27 gennaio 2014
SLAI COBAS NO ALLA GARA REGIONALE BASTA AI SINDACATI GIURASSICI
Slai Cobas
Sindacato
dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
Sede
legale: via Masseria Crispi, 4 - 80038 Pomigliano d’Arco (NA) - tel/fax
081.8037023
Sede Nazionale: viale Liguria, 49 - 20143 Milano - tel/fax 02.8392117
OGGETTO: SITUAZIONE E PROSPETTIVE DEL TRASPORTO
PUBBLICO LOCALE
Dopo la trasformazione in S.p.A. delle aziende TPL e
dopo l'ingresso del socio privato, ha progressivamente impoverito il potere
decisionale sulle linee giuda e di controllo della gestione del trasporto
pubblico locale che dovrebbero essere proprie degli Enti Locali.
Aziende avvolte nel "guscio" del diritto
privato e regolate dal diritto societario rendono impossibile il governo e il
controllo del pubblico delle gestioni privatizzate. Un'impossibilità che
dipende non tanto dalla cattiva volontà di singoli individui o da limiti
organizzativi contingenti, ma da fenomeni strutturali, come le "asimmetrie
informative": le conoscenze rilevanti si trovano tutte in mano al gestore
(il gestore "sa" perché "fa") ed è il gestore privatizzato
che trasmette le informazioni sensibili al controllore, il quale non può che
dipendere, nella sua attività di regolazione e controllo, da questi dati. Il
gestore ha strutturalmente maggiori informazioni rispetto al regolatore e cerca
di trarre il massimo vantaggio da questa asimmetria conoscitiva, a discapito
del pubblico interesse. "Fare" significa "sapere" e sapere
significa "potere": nessun ente regolatore potrà mai recuperare quel
cumulo di conoscenze legate alla gestione diretta che migra inevitabilmente
dalla sfera del pubblico alla sfera del privato nel momento stesso in cui viene
privatizzato un servizio essenziale. Il pubblico perde le conoscenze necessarie
per esercitare il proprio controllo nel momento in cui è all'impresa che passa
tanto il "fare" che il "saper fare" (know how), che gli è
inscindibilmente connesso. Un soggetto regolatore esterno, per esempio, non può
essere in grado di avere perfetta conoscenza dei processi produttivi e delle
tecnologie impiegate, dati necessari per stabilire con precisione i costi di produzione
del gestore privato. Ecco perché al fenomeno delle asimmetrie informative segue
automaticamente la "cattura del regolatore": se l'autonomia
conoscitiva del regolatore è limitata, anche la capacità di giudizio e
intervento viene impedita, così l'ente che dovrebbe regolare e controllare
tende piuttosto ad adeguare le sue analisi alle interpretazioni offerte dai
gestori, perdendo ogni neutralità e schiacciando il proprio punto di vista su
quello dei soggetti controllati. La creazione del CTT, poi, ha portato a un
ulteriore passaggio verso la quasi definitiva spogliazione di tutti i poteri
degli Enti Locali, anche quello di controllo. Le decisioni che vengono prese
sono indirizzate a mandare avanti un'aggregazione tra le aziende che fanno
parte del CTT.che sta ripercuotendosi negativamente sul servizio pubblico.
Ovunque ci siano state aggregazioni di ex aziende pubbliche gestrici di servizi
pubblici diventate S.p.A. con altri soggetti pubblici e\ privati si è assistito
ingenerale ad un peggioramento del servizio, ad aumenti di tariffe e alla
diminuzione e precarizzazione dei lavoratori e di una diminuzione del loro
stipendio. La gestione privatizzata costa di più ed è, nella maggior parte dei
casi, tutt' altro che efficiente. Non c'è una differenza significativa fra l'andamento
dell'efficienza degli operatori pubblici e quello dei privati. A parità d'efficienza
gestionale, però, l'ottimo privato costerà necessariamente alla collettività
molto più dell'ottimo pubblico, data l'intrinseca necessità del privato di
produrre profitti e remunerare i capitali investiti: l'obiettivo di una
gestione privatistica del servizio è, innanzi tutto, la creazione di valore per
gli azionisti e non la garanzia del diritto alla mobilità. Ormai è dal 2009 che
il servizio di TPL viene tagliato in base alle indicazioni che da il Governo e
le regioni , tagli tagli sono portati avanti senza una reale seria
programmazione del TPL. questi tagli non ha certo l'esigenza primaria di dare
un servizio buono ai cittadini (i fatti parlano chiaro) ma di fare profitto,
come tutte le SpA.
Infatti tutti i tagli sono stati fatti per diminuire i
turni guida. In altre parole per tagliare nel modo più facile i costi: tagliare
gli autisti. Niente è stato fatto per diminuire gli sprechi della gestione
dell'Azienda o del servizio. A farne le spese, oltre ovviamente gli utenti,
saranno e sono i lavoratori che l'Azienda considera in esubero.
Allontanando ancora di più le scelte gestionali dai
Consigli Comunali con l'affidamento della gestione del TPL a un soggetto come
il CTT, si sta giungendo alla definitiva
privatizzazione degli utili e alla socializzazione dei costi.
Si ricorda che in questo settore gli investimenti vengono
fatti esclusivamente con finanziamenti pubblici (vedi acquisto di autobus) e il
servizio non potrebbe essere svolto senza i contributi pubblici che sono la
grande maggioranza degl'introiti delle aziende.
La politica che viene portata avanti in Toscana sul
TPL è quella di fare una gara unica a livello regionale. Se un minore
spezzettamento della gestione del servizio potrebbe aiutare a diminuire gli
sprechi (esempio sovrapposizioni di linee), l'effettuazione della gara non
porterebbe altro che alla creazione di un monopolio su un servizio pubblico
gestito da un privato. E visto che non sono mai possibili gare che permettano
di valutare con attendibilità quale sia la migliore offerta economica, perché i
termini fondamentali del contratto dovranno essere necessariamente rivisti nel
tempo (ha ben poca importanza l'offerta avanzata in origine), sarà poi il
gestore che avrà ottenuto l'affidamento ad essere, nel corso delle successive rinegoziazioni,
in posizione dominante (detenendo sapere e potere), anche se trovasse di fronte
a sé il miglior regolatore al mondo. L'esperienza passata insegna.
Se la gestione pubblica è una condizione necessaria,
perché consente di escludere i profitti di pochi da un bene di tutti, non è
però una condizione di per sé sufficiente. Il nuovo pubblico deve essere
trasparente e partecipato democraticamente dai cittadini, non espropriato da
oligarchie politiche. Clientelismi e lottizzazioni sono state il primo stadio
della "privatizzazione" e del sequestro dei beni di tutti per
tutelare gli interessi di pochi.
Per il futuro, la gestione dei beni comuni dovrà
essere "comune", trasporto pubblico compreso, come c'insegnano i movimenti
per l'acqua e rispettando il volere dei cittadini espresso con gli ultimi
Referendum
SLAI COBAS
via Domenico Pacchi 4 Castelnuovo Garfagnana
(LU) 55032tel/fax 0583.1893804
SLAI COBAS -
sabato 25 gennaio 2014
Assemblea Dibattito : S.O.S. Salviamo Il Trasporto Pubblico MARTEDI 28 GENNAIO 2014 ORE 21:00 Auditorium Circoscrizione 1 Via Piero Gobetti 11, 57121 Livorno ORE 21:00
Slai Cobas
Sindacato
dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
Sede
legale: via Masseria Crispi, 4 - 80038 Pomigliano d’Arco (NA) - tel/fax
UNITI SIAMO PIU' FORTI, UNITI VINCIAMO
Non se l’aspettavano. Governo, Comuni, Regioni,
stati maggiori delle aziende del Trasporto Pubblico Locale (TPL), padroni e
dirigenze aziendali di ogni settore credevano di averci addomesticati tutti. E
non se l’aspettavano nemmeno i sindacati ufficiali, che da tempo immemore
esercitano il mestiere di farci ingoiare i rospi che le aziende gli comandano.
Non se lo aspettavano che gli autoferrotranvieri di Genova dessero vita a 5
giorni di sciopero a oltranza e di cortei Oggetto di tutta la vicenda: la
privatizzazione dell’azienda di trasporto pubblico (AMT, ora controllata da
capitali pubblici), come succede in tutte le aziende del TPL in Italia.
Cosa che comporta: cancellazione degli accordi
integrativi, con la rapina di centinaia di euro in busta paga; assalto alle
condizioni di lavoro;riduzione delle linee e delle
corse; tagli all’occupazione; peggioramento del servizio rivolto ai cittadini.
Tutti hanno sfidato la legge n. 146 del 1990, una vergogna legislativa che
rende lo sciopero un’arma spuntata: una legge che criminalizza i lavoratori
quando intendono usare lo sciopero non come un episodio simbolico, ma per
affermare davvero i loro diritti. La cittadinanza di Genova ha capito la
portata e il significato degli scioperi, solidarizzando fino in fondo con gli
autoferrotranvieri e non lasciandoli soli di fronte alla rappresaglia spietata
delle multe. Nel frattempo, hanno inviato decine di migliaia di messaggi di
solidarietà agli autoferrotranvieri genovesi i lavoratori di molte parti
d’Italia, in particolare appartenenti al TPL, mentre una delegazione degli
autoferrotranvieri romani ha raggiunto Genova, col proposito di aprire la lotta
anche a Roma.
La
lotta di Genova (lo spirito con cui lì si è deciso di non subire i miserabili
progetti aziendali e di reagire a muso duro) invia un messaggio e non solo nel
TPL, ma anche in tutti i servizi pubblici e negli stessi luoghi di lavoro del settore
privato. Questo è vero anche dopo l’accordo siglato dai soliti sindacati, che
blocca, sì, la privatizzazione, ma prevede la concessione in appalto delle
linee collinari e una riduzione dei costi di gestione tramite una
ristrutturazione del servizio, le cui modalità dovranno essere oggetto di
trattative successive.
Questo ha provocato critiche pesanti da parte di molti
lavoratori che sono intervenuti in assemblea per respingere l’accordo e per
chiedere che si votasse su scheda segreta, anziché per alzata di mano. Ma non
ci sono dubbi che questa vicenda pone all’ordine del giorno, per il mondo del
lavoro sotto padrone, la necessità della lotta dura, se si vuole davvero che
siano rispettati bisogni e diritti Lotta dura, ed estesa nazionalmente,
consapevoli che la privatizzazione (con tutte le conseguenze nefaste sul piano
della condizione lavorativa, dei livelli salariali, dei diritti, della qualità
dei servizi pubblici) riguarda una quota enorme del lavoro subordinato
MARTEDI 28 GENNAIO 2014 ORE
21:00
INTERVERRANNO ED è UN GRANDE ONORE AVERE AL DIBATTITO
MICAELA QUINTAVALLE Cambia-menti
m410 va dagli autoferrotranvieri d'Italia
SALVATORE BRUCCIA SegretarioNazionaleSlaiCobas
SLAI COBAS TOSCANA TPL
via Domenico
Pacchi 4 Castelnuovo Garfagnana (LU) 55032tel/fax 0583.1893804
e-mail: slaicobasclaplucca@libero. http://slaicobastoscana.blogspot.it/
martedì 21 gennaio 2014
SLAI COBAS NO ALLA GARA REGIONALE BASTA AI SINDACATI GIURASSICI
SLAI COBAS NO ALLA GARA REGIONALE
BASTA AI SINDACATI GIURASSICI
I sindacati
confederali non si sono mai battuti per svecchiare l'Italia, anzi: e adesso ne
paghiamo le conseguenze. Hanno applaudito misure pensionistiche deleterie,
spacciandole per sociali, anziché impedirle nell'interesse delle fasce di
popolazione meno favorite. Detto questo, dobbiamo aggiungere che le colpe del ritardo e del
declino italiano ricadono anche sui sindacati, . I privilegi politici e
burocratici, la moltiplicazione dei posti pubblici, i faraonici compensi di
deputati senatori e consiglieri regionali, le opere pubbliche inutili,.
Gli assenteisti
dei CONFEDERALI CHE VENDONO I NOSTRI DIRITTI CHE TRATTANO ANCORA CON CHI I
LAVORATORI IN TRE ASSEMBLEE DEI COLLEGHI DELLA CTT HA DETTO NO. I LAVORATORI HANNO DIRITTO AL
RISPETTO, E GARANZIE PER IL FUTURO, non certo le clausole di rinnovi
contrattuali come quelli che sono stati presentati, I sindacati sono da tempo
dalla altra parte della barricata che certo non è quella dei lavoratori,
sindacalisti "la Casta" libro
del giornalista Livadiotti.
I dati sciorinati, giorno dopo giorno, dai vari
istituti di statistica italiani parlano di una popolazione allo stremo, di un
lavoro che non c’è più…siamo al 9% di disoccupazione…di stipendi bassissimi e
non al passo con l’aumento dei prezzi, di pensioni da fame.
I sindacati confederali, quelli della Camusso, del
Bonanni e dell’Angeletti, sono al tavolo con il governo dei banchieri, quel
governo che oltre ad aumentare indiscriminatamente le tasse a chi non aveva più
neanche da mangiare, oltre a spendere soldi inutili per gli armamenti e fare
decreti in favore delle loro amiche banche, vuole modificare…in peggio…i
diritti di chi ancora lavora.
Del resto tutta la sinistra istituzionale, a partire
dal PD, è sulla stessa linea d’onda…appoggiare il massacro per salvare le
banche, quelle nelle quali, a pieno titolo, entrambi, sinistra e sindacati,
hanno le loro propaggini.
Fu Fassino il primo, intercettato, a dire con
chiarezza quale era il vero sogno della sinistra italiana…avere una banca !
Ma Fassino forse non sapeva…e manco sa ancora…che una
banca è già pienamente nelle mani della sua parte politica…ed è l’Unipol…uno
dei maggiori istituti di credito italiani…entrato in mille scandali e
rappresentato, nel suo consiglio di amministrazione di ieri e di oggi, da molti
inquisiti.
L’Unipol nasce nel 1962 per volere della lega delle
cooperative.
Nel suo consiglio di amministrazione attuale siedono
Rocco Carannante, tesoriere della Uil, Sergio Betti, dimessosi nel 2008 dalla
segreteria confederale della Cisl, più una serie di dirigenti delle cooperative,
tra cui quella della CCC, consorzio cooperative costruzioni Bologna.
Un consorzio, quest’ultimo, che gestisce un qualcosa
come un miliardo di appalti e che è entrato in una serie di scandali a partire
dalla ricostruzione post terremoto in Campania (1980), in cui, secondo le ricostruzioni
degli inquirenti, tra i subappaltatori emergeva anche l’azienda di Carmine Alfieri
(dichiarazioni dello stesso), e i costi lievitavano senza alcuna reale
giustificazione…accuse dalle quali furono o prescritti o assolti.
Ma gli scandali che hanno interessato le cooperative e
la Banca Unipol non si fermano agli anni ’80.
Concussione per un giro di tangenti per la
riqualificazione delle aree Flack e Marelli, che ha visto indagato anche Filippo
Penati del PD; indagati anche per la realizzazione del tram a guida ottica dal
costo di 140 milioni di euro, opera mai realizzata, che vede implicato Piero
Collina, presidente del consorzio e vice presidente di Unipol.
La stessa Unipol non manca di rendersi protagonista di
altre indagini, come quella sulla cosiddetta “bancopoli”, che vide indagato
Giovanni Consorte per presunte irregolarità nelle “scalate” della Banca popolare
di Lodi alla Banca Antonveneta e della Unipol alla BNL…quella della famosa telefonata
“abbiamo una banca !”.Proprio in questi giorni, contemporaneamente al tavolo
istituzionale che discute sul lavoro, in Unipol si è giocata la “partita”
dell’acquisizione di Fonsai, gruppo assicurativo che conta perdite al di sopra
del miliardo di euro.
La compagnia delle coop si farà carico di un esborso
pari a 350 milioni di euro per Premafin, la finanziaria che regge la Fonsai e
di cui fa parte anche la famiglia Ligresti, per permettere la sottoscrizione
dell’aumento di capitale che salverebbe la Fondiaria Sai.
Questi sono i giochi stramiliardari in cui la sinistra
ed i sindacati sono impegnati in questi anni e in questi questi
giorni…contemporaneamente a quel tavolo aperto con l'allora ex ministro del banchiere GoldenSachs Monti.
Quanto accade ha del grottesco…nel solco del vero e
proprio conflitto d’interessi.
Abbiamo dei sindacalisti capitalisti banchieri a tutti
gli effetti che andranno a trattare con banchieri e capitalisti governativi del
futuro della gente, mentre contemporaneamente, da tutto il mondo, si alza il
grido della gente contro i furti delle banche e del loro sistema economico.
L’Italia è un paese strano, un paese in cui basta
cambiare la propria giacchetta per poter divenire questo o il suo diretto
opposto…anche in pochi secondi…ed è un tratto caratteristico di tutta la nostra
classe dirigente, sindacati compresi.
Un modo di intendere il proprio ruolo e le proprie
responsabilità in maniera alquanto originale.
Siamo sicuri che non sia proprio questa confusione e
commistione di ruoli e interessi il motivo per cui il nostro paese è così
ridotto?
SLAI COBAS
via Domenico Pacchi 4 Castelnuovo Garfagnana
(LU) 55032tel/fax 0583.1893804
e-mail: slaicobasclaplucca@libero. http://slaicobastoscana.blogspot.it/
BASTA AI SINDACATI GIURASSICI
BASTA AI
SINDACATI GIURASSICI
Emblematico fu il caso dell’ex leader della Cisl D’Antoni che finì dentro la vicenda di Affittopoli per quel suo modesto “monolocale ” di 219 mq ai Parioli, con due vasche idromassaggio, per 1 milione e poco più di lire al mese. Era il 1995, ma da allora non è cambiato niente. I sindacati si sono trasformati in gigantesche società di servizi alimentate da un sistema di autofinanziamento infallibile, al cospetto del quale impallidiscono anche i partiti. Per garantirsi i loro privilegi, i sindacalisti hanno colonizzato ogni settore e ogni categoria, succhiando oboli da tutti.
I sindacati
confereali godono oltretutto di una «immunità» che li dispensa dall’obbligo di rendere pubblici
i loro bilanci. Non si sa nemmeno con certezza quanti iscritti abbiano.
Cambiano idea i loro stessi leader. Quando contrattano col governo dicono di
rappresentare 11 milioni e 731 mila lavoratori. Ma quando devono versare i
contributi alla Confédération Européenne des Syndicats gli iscritti diventano
magicamente 7 milioni e mezzo. In Parlamento c’è un’azione di una lobby
continua soprattutto nei corridoi che ha prodotto una sfilza infinita di
leggine ad hoc e regolamenti, spesso approvati con maggioranze bulgare. Più di
una volta in zona cesarini, proprio nelle ultime battute delle legislature. Con
un denominatore comune: quello di introdurre o consolidare un privilegio in
grado di arricchire il business sindacale, a colpi di situazioni
monopolistiche, esenzioni fiscali, vere e proprie regalie e accordi ai confini
della legalità. Il risultato è che oggi siamo diventati una
gigantesca macchina da soldi. Se c’è un problema dei costi della politica a
maggior ragione il discorso vale per il sindacato, anche perché i partiti uno
straccio di bilancio lo presentano loro no. I forzieri dei tre porcellini sono
gonfi di soldi fatti con la grande truffa delle tessere . Pare che sia un
miliardo, la cifra che aziende ed enti previdenziali versano ogni anno a Cgil,
Cisl e Uil trattenendola da stipendi e pensioni degli iscritti, che spesso,
magari senza saperlo, continuano a pagare per molti mesi anche dopo aver
ritirato la loro delega al sindacato. Una montagna di soldi che il sindacato
non deve neanche fare la fatica di raccoglierla . Poi vi è la manna dei
patronati ovvero la miniera d’oro dei Caf. I centri di assistenza fiscale dei
sindacati hanno milioni di clienti. Così incassano una montagna di soldi,
contributi pubblici, tutti esentasse. E intanto reclutano nuovi iscritti, con
il sistema condannato dalla corte di giustizia europea e difeso con le unghie
da Cgil Cisl e Uil. I Caf sono uno dei salvadenai più ricchi dei sindacati
italiani, che infatti difendono con le unghie e i denti ai tre patronati
(Inca-Cgil, Inas-Cisl, Ital-Uil) l’erario ha sborsato 186 milioni di euro:
devoluti in proporzione ai tre sindacati. Si tratta di un bottino vero e
proprio che fa gola a chiunque, se si tiene conto che i loro introiti non si sa
perché non sono tassati. Professionisti privilegiati. Per molti burocrati del
sindacato la vecchiaia si presenta serena. Grazie a un regalo dell’amico Treu
riceveranno infatti un assegno doppio. E ben 23 mila di loro hanno potuto
riscattare, senza controlli, presunti periodi di lavoro in nero.1154 sono i
fortunati italiani quasi tutti pezzi grossi del sindacato che possono godere
della doppia pensione. Grazie a una legge la 564 del 1996, firmata da Tiziano
Treu, ex ministro del lavoro in quota Cisl. E’ stata inventata così la figura
del sindacalista bipensionato esteso anche ai sindacalisti distaccati. Chi fa
il lavoro di sindacalista sembra a vederlo logorato dal lavoro. D’altronde,
poveretti, c’è chi ha cominciato nel sindacato già a 14 anni, come giura di
aver fatto l’ex segretario aggiunto Cgil Ottaviano del Turco. In buona
compagnia, per la verità. Perchè quando nel 1974 passò la cosiddetta legge
Mosca, che riconosceva i contributi pensionistici a chi avesse prestato la propria
opera in nero nel dopoguerra, di sindacalisti in tenera età ne spuntarono come
funghi. All’Inps arrivarono 19 mila e 500 domande, poi altre 6 mila. Il governo
rispose prorogando la scadenza di legge, e bastò per farne piovere
sull’Istituto di previdenza altre 15mila domande. Alla fine si scoprì che
c’erano 40mila e 500 ex sindacalisti da mettere in regola. Tra di loro, manco a
dirlo, tutti i pezzi da novanta del sindacato. Oltre a Del Turco, gli ex Cisl
Franco Marini, Sergio D’Antoni e Bruno Trentin, Fausto Bertinotti (ex Cgil) e
Pietro Larizza (Uil). Anche dalle nostre parte abbiamo una sfilza
interminabile di sindacalisti che molto spesso hanno camminato a braccetto con
la politica , svendendo i diritti dei lavoratori sul piano del raggiungimento e
del soddisfacimento di esigenze personali. Certo non bisogna generalizzare , ci
sono molti sindacalisti bravi, seri e che fanno i veri interessi dei lavoratori
, ma ci sono anche alcuni “bacchettoni” che magari hanno ottenuto
promozioni o vergognosi e facili passaggi da un ente locale ad un altro.
Gente che da un lato finge di difendere i lavoratori vendendo cara la pelle ai
politici di turno dall’altro poi chiedono agli stessi di pagare il conto, come
avvenuto in passato con assunzioni , avanzamenti di carriera e privilegi
vari . Così ci ritroviamo il sindacalista “bacchettone” che magari contesta
ad esempio talune mobilità poste in essere da un ente (che a dir suo
hanno sbarrato la strada ai precari) e sottace su quelle fatte in un
altro ente , magari dove il beneficiario di quelle mobilità
sottaciute era proprio lui. Insomma falsi moralisti travestiti da
moralizzatori. Che schifo !
SLAI COBAS
via Domenico Pacchi 4 Castelnuovo Garfagnana
(LU) 55032tel/fax 0583.1893804
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