martedì 21 gennaio 2014

SLAI COBAS NO ALLA GARA REGIONALE BASTA AI SINDACATI GIURASSICI



SLAI COBAS NO ALLA GARA REGIONALE BASTA AI  SINDACATI GIURASSICI

I  sindacati confederali non si sono mai battuti per svecchiare l'Italia, anzi: e adesso ne paghiamo le conseguenze. Hanno applaudito misure pensionistiche deleterie, spacciandole per sociali, anziché impedirle nell'interesse delle fasce di popolazione meno favorite. Detto questo, dobbiamo  aggiungere che le colpe del ritardo e del declino italiano ricadono anche sui sindacati, . I privilegi politici e burocratici, la moltiplicazione dei posti pubblici, i faraonici compensi di deputati senatori e consiglieri regionali, le opere pubbliche inutili,.

 Gli assenteisti dei CONFEDERALI CHE VENDONO I NOSTRI DIRITTI CHE TRATTANO ANCORA CON CHI I LAVORATORI IN TRE ASSEMBLEE DEI COLLEGHI DELLA CTT  HA DETTO NO. I LAVORATORI HANNO DIRITTO AL RISPETTO, E GARANZIE PER IL FUTURO, non certo le clausole di rinnovi contrattuali come quelli che sono stati presentati, I sindacati sono da tempo dalla altra parte della barricata che certo non è quella dei lavoratori, sindacalisti  "la Casta" libro del giornalista Livadiotti.

I dati sciorinati, giorno dopo giorno, dai vari istituti di statistica italiani parlano di una popolazione allo stremo, di un lavoro che non c’è più…siamo al 9% di disoccupazione…di stipendi bassissimi e non al passo con l’aumento dei prezzi, di pensioni da fame.
I sindacati confederali, quelli della Camusso, del Bonanni e dell’Angeletti, sono al tavolo con il governo dei banchieri, quel governo che oltre ad aumentare indiscriminatamente le tasse a chi non aveva più neanche da mangiare, oltre a spendere soldi inutili per gli armamenti e fare decreti in favore delle loro amiche banche, vuole modificare…in peggio…i diritti di chi ancora lavora.

Del resto tutta la sinistra istituzionale, a partire dal PD, è sulla stessa linea d’onda…appoggiare il massacro per salvare le banche, quelle nelle quali, a pieno titolo, entrambi, sinistra e sindacati, hanno le loro propaggini.
Fu Fassino il primo, intercettato, a dire con chiarezza quale era il vero sogno della sinistra italiana…avere una banca !
Ma Fassino forse non sapeva…e manco sa ancora…che una banca è già pienamente nelle mani della sua parte politica…ed è l’Unipol…uno dei maggiori istituti di credito italiani…entrato in mille scandali e rappresentato, nel suo consiglio di amministrazione di ieri e di oggi, da molti inquisiti.

L’Unipol nasce nel 1962 per volere della lega delle cooperative.
Nel suo consiglio di amministrazione attuale siedono Rocco Carannante, tesoriere della Uil, Sergio Betti, dimessosi nel 2008 dalla segreteria confederale della Cisl, più una serie di dirigenti delle cooperative, tra cui quella della CCC, consorzio cooperative costruzioni Bologna.
Un consorzio, quest’ultimo, che gestisce un qualcosa come un miliardo di appalti e che è entrato in una serie di scandali a partire dalla ricostruzione post terremoto in Campania (1980), in cui, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, tra i subappaltatori emergeva anche l’azienda di Carmine Alfieri (dichiarazioni dello stesso), e i costi lievitavano senza alcuna reale giustificazione…accuse dalle quali furono o prescritti o assolti.
Ma gli scandali che hanno interessato le cooperative e la Banca Unipol non si fermano agli anni ’80.
Concussione per un giro di tangenti per la riqualificazione delle aree Flack e Marelli, che ha visto indagato anche Filippo Penati del PD; indagati anche per la realizzazione del tram a guida ottica dal costo di 140 milioni di euro, opera mai realizzata, che vede implicato Piero Collina, presidente del consorzio e vice presidente di Unipol.
La stessa Unipol non manca di rendersi protagonista di altre indagini, come quella sulla cosiddetta “bancopoli”, che vide indagato Giovanni Consorte per presunte irregolarità nelle “scalate” della Banca popolare di Lodi alla Banca Antonveneta e della Unipol alla BNL…quella della famosa telefonata “abbiamo una banca !”.Proprio in questi giorni, contemporaneamente al tavolo istituzionale che discute sul lavoro, in Unipol si è giocata la “partita” dell’acquisizione di Fonsai, gruppo assicurativo che conta perdite al di sopra del miliardo di euro.
La compagnia delle coop si farà carico di un esborso pari a 350 milioni di euro per Premafin, la finanziaria che regge la Fonsai e di cui fa parte anche la famiglia Ligresti, per permettere la sottoscrizione dell’aumento di capitale che salverebbe la Fondiaria Sai.
Questi sono i giochi stramiliardari in cui la sinistra ed i sindacati sono impegnati in questi anni e in questi questi giorni…contemporaneamente a quel tavolo aperto con l'allora ex ministro  del banchiere GoldenSachs Monti.

Quanto accade ha del grottesco…nel solco del vero e proprio conflitto d’interessi.
Abbiamo dei sindacalisti capitalisti banchieri a tutti gli effetti che andranno a trattare con banchieri e capitalisti governativi del futuro della gente, mentre contemporaneamente, da tutto il mondo, si alza il grido della gente contro i furti delle banche e del loro sistema economico.
L’Italia è un paese strano, un paese in cui basta cambiare la propria giacchetta per poter divenire questo o il suo diretto opposto…anche in pochi secondi…ed è un tratto caratteristico di tutta la nostra classe dirigente, sindacati compresi.
Un modo di intendere il proprio ruolo e le proprie responsabilità in maniera alquanto originale.
Siamo sicuri che non sia proprio questa confusione e commistione di ruoli e interessi il motivo per cui il nostro paese è così ridotto?
SLAI COBAS
 via Domenico Pacchi 4 Castelnuovo Garfagnana (LU) 55032tel/fax 0583.1893804
  e-mail: slaicobasclaplucca@libero.   http://slaicobastoscana.blogspot.it/

                                                                   


           


BASTA AI SINDACATI GIURASSICI



                                                           

BASTA AI  SINDACATI GIURASSICI



Prendendo spunto da un libro inchiesta del giornalista Livadiotti vale la pena fare qualche riflessione suun’altra casta di privilegiati che  s’aggira per l’italia  e che  anche da queste parti non   scherza . Si tratta dei sindacati , che rappresentano anch’essi sacche di spreco , gonfie di fatturati milionari e bilanci segreti ,   mentre lo Stato paga i settecentomila delegati (sei volte di più dei Carabinieri), che a noi costano 1 miliardo e 845mila euro l’anno.  Certo fare i conti in tasca a questa casta è complicato per via delle loro diversificate fonti di guadagno , ma non impossibile . La slot machine più veloce coincide con le quote versate dagli iscritti: l’1 per cento della paga-base. E i pensionati? Fruttano circa 40 euro l’anno cadauno , che però fanno brodo, nel sostituto d’incasso complessivo: 1 miliardo l’anno. All’erogazione di liquidità, poi, pensano le aziende, con le trattenute in busta paga ed ecco bypassato il costo dell’esazione. E i soliti pensionati, visto che anche la miseria è un’eredità? Provvedono gli enti di previdenza  l’Inps ha girato secondo gli ultimi dati 110 milioni alla Cgil, 70 alla Cisl e 18 alla Uil. Ogni anno,dalll’Europa arrivano  in Italia 1 miliardo e mezzo di euro, per la formazione professionale. E 10 dei 14 enti, che annualmente si spartiscono metà dei finanziamenti nazionali, sono partecipati da Cgil, Cisl e Uil. Ma la vera forza dell’altra casta viene dai beni immobili, patrimonio sterminato, tutto da dissotterrare, mentre la Cgil conta 3mila sedi in Italia, di proprietà delle strutture territoriali; la Cisl, 5mila e la Uil concentra gli investimenti sul mattone in una società per azioni, controllata al cento per cento dalla Labour Uil, con 35 milioni e 25mila euro di immobili in bilancio. Va da sé che gli inquilini Vip di tanto bendiddio abitativo sono loro, i vecchi mandarini con un piede nella jacuzzi ai Parioli e un altro sulla pista di Fiumicino.

Emblematico fu il caso dell’ex leader della Cisl D’Antoni che finì dentro la vicenda di Affittopoli per quel suo modesto “monolocale ” di 219 mq ai Parioli, con due vasche idromassaggio, per 1 milione e poco più di lire al mese. Era il 1995, ma da allora non è cambiato niente. I sindacati si sono trasformati in gigantesche società di servizi alimentate da un sistema di autofinanziamento infallibile, al cospetto del quale impallidiscono anche i partiti. Per garantirsi i loro privilegi, i sindacalisti hanno colonizzato ogni settore e ogni categoria, succhiando oboli da tutti.
 I  sindacati confereali godono oltretutto di una «immunità» che li dispensa dall’obbligo di rendere pubblici i loro bilanci. Non si sa nemmeno con certezza quanti iscritti abbiano. Cambiano idea i loro stessi leader. Quando contrattano col governo dicono di rappresentare 11 milioni e 731 mila lavoratori. Ma quando devono versare i contributi alla Confédération Européenne des Syndicats gli iscritti diventano magicamente 7 milioni e mezzo.  In Parlamento c’è un’azione di una lobby continua soprattutto nei corridoi che ha prodotto una sfilza infinita di leggine ad hoc e regolamenti, spesso approvati con maggioranze bulgare. Più di una volta in zona cesarini, proprio nelle ultime battute delle legislature. Con un denominatore comune: quello di introdurre o consolidare un privilegio in grado di arricchire il business sindacale, a colpi di situazioni monopolistiche, esenzioni fiscali, vere e proprie regalie e accordi ai confini della legalità. Il risultato   è che oggi siamo diventati una gigantesca macchina da soldi. Se c’è un problema dei costi della politica a maggior ragione il discorso vale per il sindacato, anche perché i partiti uno straccio di bilancio lo presentano loro no. I forzieri dei tre porcellini sono gonfi di soldi fatti con la grande truffa delle tessere .  Pare che sia un miliardo, la cifra che aziende ed enti previdenziali versano ogni anno a Cgil, Cisl e Uil trattenendola da stipendi e pensioni degli iscritti, che spesso, magari senza saperlo, continuano a pagare per molti mesi anche dopo aver ritirato la loro delega al sindacato. Una montagna di soldi che il sindacato non deve neanche fare la fatica di raccoglierla . Poi vi è la manna dei patronati ovvero la miniera d’oro dei Caf. I centri di assistenza fiscale dei sindacati hanno milioni di clienti. Così incassano una montagna di soldi, contributi pubblici, tutti esentasse. E intanto reclutano nuovi iscritti, con il sistema condannato dalla corte di giustizia europea e difeso con le unghie da Cgil Cisl e Uil. I Caf sono uno dei salvadenai più ricchi dei sindacati italiani, che infatti difendono con le unghie e i denti ai tre patronati (Inca-Cgil, Inas-Cisl, Ital-Uil) l’erario ha sborsato 186 milioni di euro: devoluti in proporzione ai tre sindacati. Si tratta di un bottino vero e proprio che fa gola a chiunque, se si tiene conto che i loro introiti non si sa perché non sono tassati. Professionisti privilegiati. Per molti burocrati del sindacato la vecchiaia si presenta serena. Grazie a un regalo dell’amico Treu riceveranno infatti un assegno doppio. E ben 23 mila di loro hanno potuto riscattare, senza controlli, presunti periodi di lavoro in nero.1154 sono i fortunati italiani quasi tutti pezzi grossi del sindacato che possono godere della doppia pensione. Grazie a una legge la 564 del 1996, firmata da Tiziano Treu, ex ministro del lavoro in quota Cisl. E’ stata inventata così la figura del sindacalista bipensionato esteso anche ai sindacalisti distaccati. Chi fa il lavoro di sindacalista sembra a vederlo logorato dal lavoro. D’altronde, poveretti, c’è chi ha cominciato nel sindacato già a 14 anni, come giura di aver fatto l’ex segretario aggiunto Cgil Ottaviano del Turco. In buona compagnia, per la verità. Perchè quando nel 1974 passò la cosiddetta legge Mosca, che riconosceva i contributi pensionistici a chi avesse prestato la propria opera in nero nel dopoguerra, di sindacalisti in tenera età ne spuntarono come funghi. All’Inps arrivarono 19 mila e 500 domande, poi altre 6 mila. Il governo rispose prorogando la scadenza di legge, e bastò per farne piovere sull’Istituto di previdenza altre 15mila domande. Alla fine si scoprì che c’erano 40mila e 500 ex sindacalisti da mettere in regola. Tra di loro, manco a dirlo, tutti i pezzi da novanta del sindacato. Oltre a Del Turco, gli ex Cisl Franco Marini, Sergio D’Antoni e Bruno Trentin, Fausto Bertinotti (ex Cgil) e Pietro Larizza (Uil).  Anche dalle nostre parte abbiamo una sfilza interminabile di sindacalisti che molto spesso hanno camminato a braccetto con la politica , svendendo i diritti dei lavoratori sul piano del raggiungimento e del soddisfacimento di esigenze personali. Certo non bisogna generalizzare , ci sono molti sindacalisti bravi, seri e che fanno i veri interessi dei lavoratori , ma ci sono anche  alcuni “bacchettoni” che magari hanno ottenuto promozioni o vergognosi e facili  passaggi da un ente locale ad un altro. Gente che da un lato finge di difendere i lavoratori vendendo cara la pelle ai politici di turno dall’altro poi chiedono agli stessi di pagare il conto, come avvenuto in passato con assunzioni , avanzamenti di carriera  e privilegi vari . Così ci ritroviamo il sindacalista “bacchettone” che magari  contesta ad esempio talune mobilità poste in essere da  un ente (che a dir suo hanno sbarrato la strada ai precari) e sottace su quelle fatte in  un altro ente , magari dove  il beneficiario di quelle mobilità sottaciute  era proprio lui. Insomma falsi moralisti travestiti da moralizzatori. Che schifo !



SLAI COBAS
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domenica 19 gennaio 2014

Sogno di una politica onesta




Sogno di una politica onesta


Mai come ora il nostro paese è stato segnato delle disuguaglianze di reddito, di opportunità e di servizi. In questo momento molto difficile ai poveri chi ci pensa? I poveri stanno aumentando paurosamente, tante persone corrono il pericolo di povertà assoluta, di disperazione, di non farcela veramente più. Le cause che ci hanno portato a questa seria situazione, possono essere tante, ma le principali secondo me sono, la cultura dell'individualismo, della competizione senza regole, del profitto ad ogni costo. Quella di fare soldi e ancora soldi. Questo come indice della qualità della vita.
IL FALLIMENTO DEL SISTEMA. La crisi economica e sociale che stiamo attraversando ha portato allo scoperto il fallimento di questo sistema, lo strapotere finanziario che assieme all'individualismo sfrenato e alla carenza di valori sani e forti di uguaglianza e di solidarietà, stanno mettendo in discussione,
                                                         diritti, democrazia, lavoro.
INVERSIONE DI ROTTA. Dobbiamo impegnarci, darci veramente da fare tutti uniti per recuperare quei valori, in modo che le scelte politiche e di governo non vadano nella direzione dei soli tagli ai servizi pubblici, sanità, scuola, istruzione, previdenza, assistenza. Serve invertire velocemente la rotta, altrimenti si corre il rischio di indebolire o distruggere lo stato sociale, ed intaccare la democrazia. Bisogna recuperare appieno i valori di giustizia sociale, di uguaglianza, di solidarietà, di distribuzione equa delle risorse. In questo momento difficile per tante persone, è indispensabile creare un fondo di solidarietà per i più poveri, per chi non ce la fa veramente più. Occorre mettere in atto una politica di crescita economica e sociale, incrementare l'occupazione, creare nuovi posti di lavoro.
I POLITICI NON SONO TUTTI UGUALI. Cari cittadini è arrivato il momento di dare più potere ad una politica buona, onesta, bella, trasparente. Dipende anche da noi farla prevalere, non sono tutti uguali i politici, ce ne sono veramente tanti che si impegnano tutti i giorni con sacrificio, passione e responsabilità.
Dobbiamo far prevalere quella politica capace di fare piccoli e grandi progetti, per l'occupazione, per migliorare i servizi sociali e che hanno a cuore il bene comune. Quella politica con la P maiuscola, quella alta, quella vicina alle persone, ai loro bisogni, quella che sa combattere e trasformare la paura presente in speranza per oggi e per il futuro. Quella politica che parla il linguaggio della comunità, avendo sempre in mente, il bene di tutti e non il privilegio di pochi.
I GIOVANI SIANO PROTAGONISTI. Un invito particolare ai giovani a partecipare. La libertà è partecipazione attiva da protagonisti; serve anche per arricchire la democrazia e a fare della bella politica, quella che sappia risanare il paese economicamente e legalmente tagliando gli sprechi e combattendo ogni forma speculazione, corruzione e di illegalità. C'è bisogno di una politica che premi l'onestà e il merito. Che incentivi chi crea e dà lavoro in regola.
Abbiamo il dovere di portare avanti quella politica che sa investire nella formazione, nella ricerca, che fa di tutto per garantire a tutti i cittadini il diritto alla salute, il diritto all'istruzione, il diritto a una pensione dignitosa, il diritto ad avere un assistenza decente.
RISPETTO PER LA DIGNITÀ DELLA PERSONA. Quella politica che non grida, ma che con responsabilità fa per il bene di tutti, quella che fa di tutto per riempire la nostra società di diritti e di valori veri, che mette sempre al primo posto la dignità della persona e che si impegna per costruire una società più giusta, migliore, con una particolare attenzione ai più poveri, ai più bisognosi. Una società in cui si possa vivere tutti un po' meglio.

SLAI COBAS
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L’IMPORTANZA DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE

Slai Cobas
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi, 4 - 80038 Pomigliano d’Arco (NA) - tel/fax
081.8037023 Sede Nazionale: viale Liguria, 49 - 20143 Milano - tel/fax 02.8392117

L’IMPORTANZA DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE



L’uso preponderante del mezzo privato, l’enorme crescita della mobilità urbana dovuta soprattutto all’aumento degli spostamenti lavorativi di medio – lungo raggio dalle “periferie” ai centri urbani, rendono indispensabile una riorganizzazione generale della mobilità che verta verso principi di sostenibilità. In questo quadro i livelli attuali di inquinamento (atmosferico, acustico) e di congestione si riflettono inesorabilmente sulla qualità della vita di ciascun cittadino. Un intervento è ormai una necessità. In tale ottica un miglioramento e una crescita del servizio di trasporto pubblico, parallelamente ad una diminuzione nell’uso del trasporto privato, è sicuramente una delle soluzioni più rapide ed efficaci per arginare tali emergenze. Interventi di breve termine, chiusura del centro storico, blocco del traffico, targhe alterne non possono rispondere più alle emergenze che le grandi città italiane dove si trovano a dover affrontare. La libertà di ciascun cittadino di utilizzare l’automobile è divenuto così un ostacolo al benessere collettivo e una “violazione” del diritto alla mobilità. La soluzione non sta però nella limitazione di tale libertà, ma nel rendere coscienti i soggetti dell’utilità e del beneficio che ne può trarre l’intera comunità da una mobilità sostenibile. E’ assolutamente indispensabile uscire dall’ottica di una visione fortemente proprietaria del veicolo, tipica della cultura italiana, per incentivare forme di trasporto sostenibili come il trasporto collettivo o condiviso. Occorre, d’altra parte, entrare nell’ottica che il bene collettivo si riflette direttamente sul bene individuale e che il vantaggio personale a scapito del collettivo, anche se non pienamente visibile, ha comunque ripercussioni anche sul singolo. E’ per questo necessario un cambiamento sotto il profilo comportamentale. Riportare l’entità del problema, avere di fronte una realtà ormai certa ed evidente, ha quindi l’obiettivo di diffondere una cultura del territorio e della mobilità. La prima attraverso il rispetto dell’ambiente, essendo questo una risorsa limitata, la seconda attraverso una responsabilizzazione nei confronti della guida, abbandonando la visione dell’auto come manifestazione della propria forza e potenza nei confronti del territorio. L'uso del trasporto pubblico locale è l’unica alternativa all’inquinamento urbano legato alle emissioni dei mezzi privati e alla congestione del traffico. Unica non perché non ve ne siano altre possibili, all’interno di una città infatti ci si può spostare anche con la bicicletta, a piedi o con servizi a basso impatto ambientale come il car sharing o il car pooling, ma perché unica a sostituire il trasporto privato. Solo il trasporto pubblico può ora rispondere all’enorme domanda di trasporto che le città di oggi richiedono senza dover stravolgere l’assetto e la conformazione delle città. Trasformare una città in nome del trasporto pubblico ha infatti ben altri costi ed esigenze rispetto a quello richiesto da un trasporto in nome della bicicletta. Per non

dimenticare l’esclusione che si andrebbe in questo modo a fare di quelle persone che devono svolgere spostamenti difficilmente realizzabili a piedi o in bicicletta. In questo senso tali modalità di trasporto sono sì fondamentali in nome di una mobilità sostenibile ma devono essere viste a supporto del trasporto pubblico, unica forza motrice per salvaguardare la nostra vita e l’ambiente che ci sta intorno.



 I mezzi pubblici possono rappresentare la risposta più convincente ai problemi di traffico e inquinamento da auto privata.

Oltre 8 spostamenti su 10 avvengono in Italia con un mezzo motorizzato. Inquinamento, incidenti stradali, traffico cittadino fuori controllo, costi sociali ed economici pesantissimi causati da una mobilità incentrata quasi esclusivamente sul trasporto privato con oltre l’83,8% degli spostamenti motorizzati effettuato con l’automobile. È una mobilità malata quella delle città italiane che potrebbe essere curata con dosi rinforzate e massicce di trasporto pubblico, impressionante il volume di risparmio economico, sociale ed ambientale che si potrebbe realizzare se solo si trasferisse anche solo una piccola quota degli spostamenti dall’automobile sui mezzi pubblici.

Il trasporto pubblico locale è una risorsa importante, e non un problema di cui liberarsi rapidamente.

SLAI COBAS
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sabato 4 gennaio 2014

I lavoratori non sono merce di scambio No all CTT nio alla Privatizzazione


ACCORDO SULLA RAPPRESENTANZA SINDACALE: VOGLIAMO UNA LEGGE A GARANZIA DEI DIRITTI DI MILIONI DI LAVORATRICI E LAVORATORI